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| Notizie storiche della Valdichiana |
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I PRIMI INSEDIAMENTI UMANI |
| Testimonianze di quanto antico sia l'insediamento umano in Val di Chiana derivano da reperti archeologici di epoca preistorica e protostorica. Primo fra tutti rileva il "cranio dell'Olmo", rinvenuto nel 1863 presso l'omonima località del comune di Arezzo e costituente di una calotta cranica appartenuta ad un homo sapiens vissuto nel Pleistocene medio. Ad esso si aggiungono i resti di utensili lavorati rinvenuti sempre nella zona di Arezzo presso i torrenti Castro e Vingone e risalenti al Mesolitico. |
| L'EPOCA ETRUSCA |
| Dopo che in epoca villanoviana l'insediamento umano in Val di Chiana subì un notevole incremento demografico, l'arrivo degli Etruschi mutò notevolmente il panorama della valle. L'area conobbe in effetti un periodo di grande floridezza, grazie ad efficaci tecniche di produzione agricola importate dagli etruschi e alla notevole importanza data ai commerci con le regioni limitrofe. L'influenza delle lucumonie di Arezzo, Cortona e Chiusi permise una sistematica coltivazione delle terre chianine a cereali, specie il farro, molto apprezzato dagli etruschi. Inoltre la notevole portata d'acqua del Clanis permise agli etruschi la sua navigazione con piccole imbarcazioni per il commercio di alimenti, manufatti e per il semplice transito umano e animale. Gli etruschi attrezzarono una serie di piccoli porti presso le località lambite dal Clanis. L'esempio più eloquente è dato da Brolio, oggi frazione di pochi abitanti nel comune di Castiglion Fiorentino, ma all'epoca fiorente località etrusca: nel 1863 furono qui ritrovati numerosi bronzetti etruschi, votivi e non, risalenti a varie epoche ricomprese tra il VII e il V secolo a.C..In ogni caso lo splendore e l'importanza della Val di Chiana in età etrusca è testimoniato anche dagli innumerevoli reperti archeologici provenienti dai vari comuni chianini, specie da quelli di Cortona e di Chiusi. |
| IL DOMINIO ROMANO |
La sconfitta di Veio ad opera di Roma e la progressiva occupazione dell'Etruria da parte della Repubblica Romana cui fece capo la sconfitta etrusca a Sentino (295 a.C.), permisero ai romani l'ingresso nella stessa Val di Chiana.La presenza romana in Val di Chiana è documentata fin dal II-I secolo a.C. dai reperti dell'epoca. Ad Arezzo si trova, conservato in ottimo stato, il mirabile anfiteatro romano, mentre a Brolio sono stati riportati alla luce un genietto votivo e addirittura un tegolone di argilla con impresso il "pesce stilizzato" usato quale segno di riconoscimento in età paleocristiana dai primi adepti del culto di Cristo residenti in Italia.
Della stessa epoca sorgono a Chiusi le celebri catacombe di Santa Caterina (II secolo) e Santa Mustiola (III secolo), che dimostrano la rapidità con cui il cristianesimo si diffuse nella valle, tanto che la città era già stata fatta sede episcopale nel corso del III secolo d.C.Inoltre esempi di toponomastica locale enunciano chiaramente la loro origine romana. Si pensi alla località di Castroncello (nel comune di Castiglion Fiorentino), il cui nome deriva chiaramente dal latino castrum, evidenziando la presenza di un accampamento romano. Si considerino pure i due capoluoghi comunali di Lucignano (il cui nome deriva con molta probabilità da un castrum Lucinianum, così chiamato in onore del console Lucio Licinio Lucullo che aveva occupato la zona nel I sec. a.C. durante la guerra tra Silla e Gneo Papirio Carbone) e Marciano della Chiana (derivante dal nome di una gens Marcia, famiglia di rango patrizio ivi possidente di un fundus). |
| L'EPOCA MEDIEVALE E LA FORMAZIONE DELLA PALUDE |
Della Valdichiana quale regione malsana nel Medioevo si sente parlare in diversi documenti scritti dell'epoca.
A tal proposito occorre precisare come la pressoché totale migrazione (se mai si ebbe) della popolazione dalle pianure ai centri siti nelle colline non avvenne prima dell'XI secolo. Si hanno infatti testimonianze, specie nei documenti vescovili del tempo, di pievi disseminate nel territorio chianino anche in zone pianeggianti. Si ricorda poi che lo stesso Carlo Magno, dovendo spostarsi nell'inverno del 786 da Roma a Firenze, transitò proprio per la via Cassia, e quindi per la stessa Val di Chiana. È quindi ipotizzabile che lo spopolamento sia avvenuto dopo il 1000, quando il territorio chianino era divenuto così invivibile da impedire ogni possibilità di insediamento, coltivazione o sfruttamento del suolo.Le dimensioni della palude divennero notevoli e Leonardo da Vinci, in una mappa da lui realizzata sul finire del XV secolo, ci mostra al centro della Val di Chiana un vasto territorio sommerso dalle acque, circondato da colline sulle quali sorgevano appunto gli abitati.
Restano celebri le parole di Dante nei versi 46-47 del XXIX canto dell' Inferno : « Qual dolor fora, se de li spedali / di Valdichiana tra 'l luglio e 'l settembre ». E lo stesso autore ricorda le acque stagnanti della Chiana nel verso 23 del XIII canto del Paradiso , dove descrive il lento « mòver della Chiana».
Per contro, comunque, i centri sorti già in epoca etrusca, romana e longobarda conobbero una notevole importanza, specie a livello strategico, in una zona che pur sempre rimaneva di interesse per le potenti città di Firenze, Arezzo, Siena e Perugia. La conquista di Arezzo ad opera di Firenze e la sottomissione di Perugia allo Stato pontificio fecero rimanere solo la città del Giglio e la sua acerrima rivale, Siena, nel tentativo di occupare definitivamente la zona. La svolta si ebbe nel 1544, quando i senesi (che già controllavano le aree oggi ricomprese nella Val di Chiana senese, più la roccaforte di Lucignano), guidati dal fiorentino, ma nemico di Cosimo I de' Medici, Piero Strozzi, irruppero in Val di Chiana, distrussero Foiano e occuparono Castiglion Fiorentino e Marciano. In tutta risposta i fiorentini, guidati dal marchese di Marignano detto il Medichino, espugnarono Marciano e da qui fecero partire la propria controffensiva vittoriosa nella celebre Battaglia di Scannagallo, o di Marciano (2 agosto 1554).Da quel momento la Val di Chiana entrò definitivamente sotto il dominio fiorentino, dei Medici prima e dei Lorena poi, sotto i quali sorse il Granducato di Toscana. |
| IL DOMINIO FIORENTINO E LA BONIFICA |
| A lungo il governo fiorentino, consapevole della potenziale ricchezza della Val di Chiana, cercò di bonificare la palude, incaricando tra gli altri eminenti ingegneri quali Galileo Galilei, Evangelista Torricelli e Vincenzo Viviani: ma tutti i tentativi comportarono solo una notevole spesa, senza giungere ad un miglioramento permanente. Simili piani per la verità presentavano un punto in comune: in ciascuno di loro si cercava di contrastare le leggi della natura, ostacolando cioè il normale deflusso delle acque. A tale soluzione i suddetti incaricati erano dovuti ricorrere soprattutto per il divieto, posto dal governo di Firenze, di far defluire le acque chianine nell'Arno, perché - secondo la tesi fiorentina - avrebbero provocato ondate di piena del fiume, allagando la città.Fu però un ingegnere di eccezionali doti idrauliche, il conte Vittorio Fossombroni, a dimostrare la falsità di simili ipotesi. Incaricato di riprendere i lavori dal Granduca Pietro Leopoldo I di Lorena nel 1788, Fossombroni architettò un sistema relativamente semplice, capace di sortire risultati eccellenti: la "bonifica per colmata". |
| LA VALDICHIANA DA NAPOLEONE ALL' UNITA' D'ITALIA |
La Campagna d'Italia condotta da Napoleone nel 1796 condusse all'occupazione francese degli Stati pre-unitari, incluso il Granducato di Toscana. In Val di Chiana, all'epoca, fervevano i lavori per la bonifica, cosa alla quale i francesi non si opposero.
Con la Restaurazione venne ricostituito il Granducato di Toscana, che ultimò i lavori di bonifica della Val di Chiana. La qualità della vita in quegli anni migliorava progressivamente per gli abitanti chianini, che nel frattempo parteciparono in massa al plebiscito con cui, il 15 marzo 1860, la Toscana fu annessa al Regno di Sardegna e successivamente al Regno d'Italia. |
| LA RIPRESA ECONOMICA E LA SECONDA GUERRA MONDIALE |
Gli anni successivi all'Unità d'Italia comportarono un definitivo miglioramento delle condizioni di vita dei chianini. Le terre, tornate fertili, furono intensamente coltivate o dedicate all'allevamento animale, di regola con il metodo della mezzadria. Ciò permise l'afflusso dai centri circostanti di numerosi contadini e la valle si ripopolò nel giro di pochi decenni.
Questa fu però sconvolta dal passaggio del fronte bellico durante la Seconda Guerra Mondiale. Ai numerosi militari provenienti dai centri chianini, caduti nelle battaglie cui presero parte le divisioni italiane, e a quelli stranieri morti proprio nei locali scontri a fuoco tra i tedeschi e gli alleati (a Foiano della Chiana sorge tutt'oggi un cimitero militare inglese), si aggiunsero innumerevoli vittime civili.
a guerra finita quasi tutti i centri della Val di Chiana subirono uno spopolamento di non poco conto, il quale si è arrestato solo con il "boom economico" degli anni '60. Negli anni seguenti la popolazione ha attraversato una fase di notevole incremento demografico. |
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